Frate indovino

from by gazebo penguins

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"È stato l’ultimissimo pezzo che abbiamo messo giù prima di andare in studio. Tutte le volte che lo provavamo Sollo diceva: Va bé, qui per ora lasciamo così, poi lo sistemiamo in studio. L’abbiamo portato in studio che non era ben chiaro a nessuno come sarebbe andato a finire. Poi Burro (che è colui che ha registrato il disco insieme ai Gazebo Penguins) ha deciso che l’avremmo registrato tutto su tracce separate – che tipo Piter suonava solo i fusti reali e dei piatti di plastica che gli mandavano i suoni midi dei piatti in cuffia; poi il giorno dopo solo i piatti; poi il giorno dopo solo i rutti, etc. Anche basso e chitarra tutto separato, uno dopo l’altro. Poi sono arrivate le voci, e ad un certo punto il testo diceva: “Frate indovino non aspetta mai”. E i ragazzi dicevano: “No capra, no, frate indovino no. Non lo sa nessuno chi è.” E io: “Va bé. Voi, però, intanto lo sapete”. E loro seguitavano a dissentire. Quella sera in studio c’era un po’ di gente, così abbiamo fatto un sondaggio tra i presenti. Metà di loro sapevano chi era Frate Indovino, e l’altra metà no. Nella metà che non lo sapeva però c’era l’unica ragazza presente, e questo ha spostato di molto la maggioranza. Alla fine abbiamo raggiunto il compromesso, che si diceva un po’ CALENDARIO e una volta sola Frate Indovino, ma il pezzo si sarebbe chiamato FRATE INDOVINO. Al di là della diatriba sulle parole, il testo parla di una delle mie fissazioni: i ricordi. E le cose che si dimenticano. Quando dimentichi qualcosa per davvero, e cioè che non la ricorderai mai più, quella cosa smette di esistere. Se nessuno la ricorderà mai, è sparita, è nulla, basta. Eppure, ti è appartenuta. È nulla, è qualcosa che non esiste, e allo stesso tempo è qualcosa di tuo, senza che tu lo sappia. Frega? A me sì."

Tratto da:http://legno.wordpress.com/2011/05/06/i-gazebo-penguins-intervistati-da-federico-bernocchi/

lyrics

È troppo tempo ormai che aspetto
tutti i secondi che trascorrono come coriandoli s’attaccano e in ogni tasca ne ritrovo un po’
Sono piantato al telefono, la voce parla in automatico, mi dice: Prego attenda in linea. Se dice: Attenda, non aspetto mai
Ciò che smarrisci ha due verità: da un lato è nulla e nulla esiste più; dall’altro c’è la percezione che rimanga sempre una tua proprietà.
Il calendario non aspetta mai. Frate Indovino non aspetta mai.

Settanta volte mi perdonerai, settanta volte sette tu lo farai, per tutto il tempo perso in autodafé, per tutto il tempo che non tornerà mai.

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from LEGNA, released May 11, 2011

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Gazebo Penguins Correggio, Italy

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